L’assegnazione della casa coniugale – cos’è e quali sono le soluzioni alternative

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INDICE – L’assegnazione della casa coniugale – cos’è e quali sono le soluzioni alternative

Introduzione

Come gestire l’assegnazione della casa coniugale in caso di conflitto

Evitare conflitti nell’assegnazione della casa coniugale: strategie e opzioni possibili

L’assegnazione della casa coniugale

Introduzione

In ipotesi di separazione personale o divorzio o della fine di una convivenza di fatto, in presenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, uno dei provvedimenti economici più importanti per la tutela dei figli è quello dell’assegnazione della casa coniugale o familiare.

Il coniuge o il genitore a cui la casa coniugale o familiare viene assegnata è quello che resta a convivere con i figli e che quindi è titolare di un diritto di loro collocamento.

La casa viene assegnata con tutto quanto l’arreda.

L’assegnazione della casa coniugale o familiare è un diritto personale di godimento che tutela la posizione del genitore titolare anche nei confronti dell’altro genitore costretto a lasciare l’immobile, che non potrà più farne rientro in assenza di una sua revoca.

E’ noto come non sia rilevante in tali contesti la proprietà dell’immobile: la casa coniugale può essere infatti assegnata anche al genitore non proprietario, perché la tutela che si mira ad affermare è quella dei figli minori o maggiorenni non autosufficienti che hanno il diritto di rimanere a vivere in casa anche se i genitori si separano.

Come gestire l’assegnazione della casa coniugale in caso di conflitto

Sul tema dell’assegnazione della casa coniugale sorgono spesso molte conflittualità: immaginare di vedere bloccato un patrimonio in cointestazione o addirittura esclusivo, che viene lasciato al servizio dei figli, ma anche dell’altro genitore, è comprensibilmente un tema non di semplice accomodamento.

E’ vero infatti che una volta concordato tra le parti o che ci sia un provvedimento del Tribunale di assegnazione della casa, la stessa verrà meno solo nel momento in cui cessa la ragione di tutela, ovvero nel momento in cui i figli sono diventati autosufficienti o vivono stabilmente in altra abitazione.

L’assegnazione della casa coniugale

Per ottenere la revoca del provvedimento di assegnazione della casa coniugale bisogna ricorrere al Tribunale con ricorso che può essere proposto in via autonoma, dando risalto alle motivazioni a suo supporto e quindi che un figlio ha magari un proprio lavoro che gli consenta di vivere anche in altra abitazione, ovvero che vive stabilmente in altra soluzione abitativa magari per motivi di studio, anche in altra città.

I genitori tuttavia possono anche raggiungere un accordo per eliminare l’assegnazione della casa coniugale: per revocare l’assegnazione è evidente che debbano essere rintracciate delle soluzioni di vita per i figli, se questi non le avessero già trovate da soli.

Ogni caso va comunque valutato singolarmente, anche perché diverse sono le possibilità personali ed economiche che i genitori possono mettere in campo.

L’assegnazione della casa coniugale

Evitare conflitti nell’assegnazione della casa coniugale: strategie e opzioni possibili

In alternativa alla assegnazione dell’abitazione, laddove l’immobile lo permetta, per esempio, la casa potrebbe essere frazionata in due unità immobiliari distinte e autonome: ciò consentirebbe di permettere ad entrambi i genitori di poter usufruire della stessa unità immobiliare, senza alcuna rinuncia e senza peraltro menomare i figli di alcuna utilità che discende dall’assegnazione della casa.

Questa soluzione, laddove percorribile per le caratteristiche dell’immobile, è stata adottata in certi casi, ma solo in assenza di accesa conflittualità tra genitori e ciò è comprensibile, perché diversamente si comprometterebbe la serenità e l’equilibrio psico-fisico della prole.

Un’altra possibilità è quella di riconoscere all’altro genitore non proprietario un diritto di abitazione ex art. 1022 c.c. per un tempo determinato: in tale ipotesi la base del diritto di abitazione è contrattuale e quindi le parti possono accordarsi, tenendo da conto la situazione generale familiare (età dei figli, tempo ragionevolmente entro il quale questi usciranno di

casa o potranno farlo etc.) affinché un genitore attribuisca all’altro un diritto di abitazione per un tempo predeterminato.

Questa ipotesi consente di limitare ad un termine la godibilità della casa coniugale al genitore non proprietario, evitando il ricorso al Tribunale e dando certezza ad entrambe le parti del diritto relativo alla casa.

Le ipotesi, pertanto, per risolvere il problema della casa coniugale o familiare, quando si procede ad una separazione possono essere le più svariate, in relazione al contesto socio economico in cui i genitori vivono, ma non è detto che si debba necessariamente ricorrere al provvedimento principale dell’assegnazione dell’abitazione coniugale o familiare.

Oggi più che mai è necessario anche essere creativi se possibile al fine ultimo di eliminare possibili contenziosi che potrebbero danneggiare il dialogo genitoriale.

Avv. Barbara Spinella

Dipartimento Famiglia A.L. Assistenza Legale

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