Protesi difettose e risarcimento danni

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Chi ha subito un intervento di PTA (protesi totale d’anca) tra il 2004 ed il 2010 farebbe bene a controllare quale tipo di dispositivo è stato impiantato: nell’agosto 2010 l’americana DePuy (gruppo Johnson&Johnson), in seguito a controlli che hanno accertato la difettosità e vizi di progettazione delle protesi, ha deciso infatti di ritirare dal commercio tutte le protesi d’anca da questa prodotte a partire dal 2004 e commercializzate con la sigla ASR (ovvero le protesi di rivestimento ASR ed il sistema acetaboalre ASR XL), offrendosi di risarcire tutti i danni subiti dai pazienti a cui sono state impiantate le protesi difettose ove ne ricorrano i presupposti.

  • Le dimensioni del problema

Per capire le dimensioni del problema, tali dispositivi solo in Italia sono stati impiantati su circa 4.500 pazienti in oltre 200 ospedali e cliniche private!

In base all”avviso di sicurezza” inviato al Ministero della Salute dalla DePuy il 31 agosto 2010, si sarebbe dunque verificato un tasso abnorme di revisione chirurgica per tali dispositivi, con “scollamenti delle componenti, sacche di liquido, dislocazione, sensibilizzazione al metallo e dolore”. Inoltre, a causa di un difetto di progettazione e nella scelta dei materiali, detriti di metallo potrebbero finire nei tessuti molli e creare danni permanenti, dando luogo alla c.d. “metallosi”.

  • La raccomandazione del Ministero della Salute

Che si tratti di una situazione molto seria lo dimostra il fatto che il Ministero della Salute, seppure con gravissimo ritardo, ha emanato nel novembre 2011 una “raccomandazione” rivolta agli operatori sanitari in cui richiama la loro attenzione sul problema delle protesi difettose, invitandoli a sottoporre i pazienti a programma di “follow-up” secondo i protocolli in essere.

Non tutti i pazienti interessati risultano però essere stati effettivamente contattati e pertanto il primo passo da compiere è richiedere la propria cartella clinica all’ospedale, dalla quale risulterà il tipo di protesi impiantata.

Stiamo parlando di lesioni potenzialmente enormi, dato che è stato dimostrato che le parti in metallo degli apparecchi, facendo attrito, si usurano e rilasciano ioni di cromo, cobalto e nichel nel sangue e nei tessuti molli, con conseguenze facilmente intuibili, per non parlare della necessità di nuovi interventi per la sostituzione delle protesi stesse.

  • Protesi difettose e risarcimento danni

Il consiglio è dunque quello di rivolgersi ad un avvocato per essere seguiti sin dall’inizio in un iter molto complesso che parte dagli accertamenti clinici (esami delle cartelle cliniche, esami del sangue ecc.) e da una valutazione medico-legale dei danni effettivamente subiti (sia presenti che in prospettiva futura) e coinvolge sia le strutture ospedaliere che hanno effettuato l’impianto che la DePuy in quanto produttrice delle protesi.

La richiesta, che ha come primo effetto quello di interrompere i termini di prescrizione previsti dalla legge, è volta ad ottenere dai responsabili anzitutto la rimozione e la sostituzione delle protesi difettose nonché il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale (morale, esistenziale, alla vita di relazione), oltre alle eventuali ulteriori voci di danno individuate caso per caso.

In alcuni casi, ove fossero accertate lesioni di una certa gravità, potrebbe essere opportuno presentare una denuncia penale.

A conferma della gravità di quanto sopra, da oltre un anno anche il noto pubblico ministero torinese dott. Raffaele Guariniello ed i carabinieri del Nas, a seguito delle molte denunce ricevute, conducono accertamenti sugli apparecchi prodotti dalla Depuy ed indagano per reati che vanno dalle lesioni colpose alla messa in commercio di prodotti pericolosi, iscrivendo i nomi di cinque dirigenti del colosso americano nel registro degli indagati.

Avvocato Antonio Ossi

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