“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” Albert Einstein

Benedetta, sia la crisi, come dice Einstein, che ci costringe a interrogarci sul senso e i modi del nostro agire, del fare cultura, del metterci in discussione. Una crisi di cui non si trovano gli autori ma di cui si additano i colpevoli, i più vari. Tra fake news e notizie vere che si avvicendano e si scambiano di posto. Timori, angosce, scarsezze, freddo, scenari apocalittici, dubbi esistenziali, si, ma anche solidarietà, partecipazione, indignazione propria e altrui, generosità, speranze, coraggio, pensieri e possibilità inaudite, che forse mai sarebbero emersi se non ci fosse mancata la terra sotto i piedi. Perché, come diceva Nietzsche: “Esiste solo un vedere prospettico, soltanto un ‘conoscere’ prospettico; e quanti più occhi, differenti occhi, sappiamo impegnare in noi per questa stessa cosa, tanto più completo sarà il nostro ‘concetto’ di essa, la nostra ‘obiettività[1].

Teniamo ora conto del punto di vista altrui, mettiamoci nei panni dell’altro, nel rispetto del pluralismo culturale e del libero pensiero. Una nuova solidarietà basata sulla partecipazione e sull’arricchimento non personale ma culturale, sulla condivisione del sapere.

Il tetto si è bruciato, ora posso vedere la luna”, noto haiku di Misuta Masahide, samurai poeta (1657-1723), esprime bene l’ottimismo e il senso delle nuove opportunità che si vedono nonostante le –anzi, grazie alle – macerie. La luna è da sempre l’archetipo non solo del sogno ma anche delle conquiste più ardite dell’umanità.

E se “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni[2] allora possiamo viverli qui e ora.

Avv. Giovanni F⚡️F Bonomo – Candide C.C.

 

 

—————————————————

[1] Firedrich Nietzsche, Gaia Scienza, “frammenti” dedicati a R.W. Emerson
[2] William Shakespeare, The Tempest