Anche per la professione forense, nell’attuale società digitale e multimediale, si pone la questione su come acquisire una buona reputazione online; ma più che acquisirla si tratta di costruirla tramite una strategia efficace di personal branding.

I contenuti e gli articoli pubblicati sono una buona base per avere una solida reputazione, ma non bastano: il professionista preparato deve aggiornarsi e vivere il tempo attuale, affrontando le questioni più recenti, quelli che nascono nel diritto vivente delle corti, dai contrasti tra indirizzi giurisprudenziali.

Avere una buona e consolidata immagine in Rete mette al riparo la propria professionalità dalle maldicenze (non solo per chi è politicamente esposto, ma anche per chi è culturalmente impegnato oltre il diritto come libero pensatore): scripta manent, dicevano gli antichi.

Del resto le più efficaci pubblicità puntano ora al “marketing dei contenuti”, condividendo contenuti di valore per i propri lettori e potenziali assistiti. Va di moda anche lo story telling, che consiste nel fare conoscere la storia, i sacrifici e anche gli insuccessi, prima di arrivare al successo, del proprio studio professionale così come della propria azienda se si è imprenditori. Contano infatti il lato umano e la trasparenza, prima che il vanto: si imprimono subito nella memoria di chi legge e stimola i più a interagire.

Avere un blog personale o più blog, oltre al sito professionale, premia nei risultati, proprio perché i motori di ricerca prediligono i contenuti dei blog. Se si riuscisse a impostare anche una newsletter settimanale agli iscritti e a chi segue il blog con apprezzamenti e commenti, i frutti di personal branding saranno maggiori e più evidenti. Di base basterebbe pubblicare contenuti di valore sui più noti social, come Facebook e LinkedIn, per farsi conoscere. Man mano che il marchio personale cresce si incrementa anche la lista dei contatti.

Ricordo anche l’utilità di scrivere e commentare nei blog altrui che sono affini al proprio, in modo da allargare il proprio range di contatti e attirare nuovi lettori e potenziali clienti. Oltre al blog c’è anche il “vlog”, termine invalso da qualche tempo per designare un blog costituito da video. Quasi sempre si tratta di un canale su YouTube.

L’importante è comprendere che ogni mezzo multimediale è valido, se il contenuto è di valore, per suscitare interesse ed alimentare la propria immagine professionale, come già ho spiegato nella videonota “Professionalità… visibile”. Gli strumenti sono molteplici:  dalle live di Facebook o di Cam.TV alle varie piattaforme per i webinar come Zoom o Skype.

L’universo digitale, con le attuali tecnologie per le comunicazioni da remoto, è vastissimo e da molti ancora inesplorato; ciò non toglie che restano efficaci anche strategie di promozione off-line, come ad esempio partecipare a convegni, meglio come relatore che come spettatore. Bisogna porsi anche come interlocutore, non solo relatore., attento e costante, capace di ascoltare fino in fondo prima di esporre la propria valutazione e rispondere a una domanda.

Si rende insomma necessario, nell’attuale società multimediale, curare soprattutto la propria immagine digitale, il proprio “avatar” o alter ego online: il logo, la foto di profilo, la didascalia, lo slogan, la landing page, le call to action, concentrarsi su articoli, su video e podcast che possano interessare veramente il proprio pubblico di riferimento, per iniziare a costruire quel rapporto fiduciario che è alla base di ogni mandato professionale.

Voglio dire, per concludere, che non conta più impressionare il futuro cliente con il sontuoso studio professionale nel palazzo con colonne doriche all’ingresso: pure i grandi studi iniziano a rendersi conto, sulla scia del periodo di lockdown da Covid-19, che il lavoro da remoto (smart working) e in mobilità è ora possibile e pure profittevole, tagliando gli spazi fisici e i costi inutili e collegandosi in network tra colleghi avvocati, come dice in questo articolo l’avv. Cristiano Cominotto fondatore, da ultimo, del gruppo Facebook SWL Smart Working Lawyers: un cambio di mentalità nello svolgimento della professione basato sulla colleganza funzionale più che strutturale, che incentiva quella Intelligenza Condivisa alla base del progresso in ogni settore dello scibile, da quello scientifico a quello professionale e d’impresa.

Ora che viene valorizzata e conta di più la figura del singolo professionista che lo studio professionale, il personal branding e la colleganza professionale diventano imprescindibili per la gestione più efficiente della propria attività professionale.

Milano, 9. 9.2020                  Avv. Giovanni Bonomo – Diritto dell’informazione e dell’informatica – A.L. Chief Innovation Officer

SWL

La strada che porta al domani – SWL Smart Working Lawyers