A.L. ha segnato il solco… della strada che porta al domani. Intervento per meeting nazionale A.L (8 ottobre 2022)

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Egregi Colleghi,

in questa importante occasione di riflessione tra noi, sulla nostra essenziale  funzione di pubblico interesse, di mediatori di giustizia, che dobbiamo assolvere con competenza e con organizzazione di mezzi e strumenti adeguati, devo – in qualità di responsabile dell’innovazione di A.L. e del dipartimento di diritto dell’informazione e dell’informatica – invitarvi a prendere coscienza, almeno, del grande cambiamento dato dalle nuove tecnologie sulla nostra vita quotidiana e non solo sulla nostra professione.

Assistenza Legale ha segnato il solco, fin dai suoi primi anni di attività, del cambiamento nel modo di gestire la nostra professione, superando modelli stantii, anche di tipo associativo, rivelatisi non più efficienti nell’attuale civiltà digitale,  caratterizzata dal collegamento da remoto e dalla collaborazione anche a distanza tra noi. Abbiamo compreso, prima di altri che poi ci hanno seguito, che una giusta comunicazione è la leva strategica per la promozione dei nostri servizi legali offerti ora in un modo più smart, più efficiente. Per questo dobbiamo considerare come nostro compito anche il migliorare le abitudini dei cittadini, prima ancora che vengano a noi quali assistiti, attraverso l’informazione, l’istruzione e la sensibilizzazione sulle nuove possibilità offerte dal digitale. E questo lo possiamo fare sia con scritti, anche tramite i social, sia organizzando seminari presso le università o anche webinar.

Siamo insomma entrati, all’alba del terzo millennio, nella nuova era della civiltà digitale. La sfida che dobbiamo cogliere è di vivere il cambiamento senza farci sopraffare dai nuovi modelli di vita, di lavoro e di socialità che ci vengono imposti, senza farci indebolire nei nostri diritti costituzionali così faticosamente conquistati dai nostri avi. Mai come nell’attuale scenario di crisi generalizzata, per i cittadini e le imprese, aggravata dalla contingenza pandemica, si era prima compreso quanto sia importante la comunicazione coordinata con il marketing, se è vero, come è vero, che Internet e le nuove tecnologie telematiche possono amplificarne enormemente la portata. Solo così possiamo affrontare questa rivoluzione come già accadde con le tre passate rivoluzioni industriali, dalla comparsa delle macchine a vapore, dell’elettricità, della televisione, dell’automobile, dell’aereo, dell’energia atomica e infine di Internet e dell’informatica.

Il processo telematico nella sua compiutezza è ormai alle porte. Consulenze legali, fiscali e giuslavoristiche, si renderanno necessarie per l’analisi dei processi decisionali, per la redazione degli accordi aziendali e individuali, per la scelta delle piattaforme digitali più efficienti e innovative.

Importanti conquiste dell’Intelligenza Artificiale porteranno la nostra civiltà a livelli inediti: la blockchain nelle sue applicazioni non monetarie insieme alla telematica, gli smart contracts, permetteranno una rivoluzione nel diritto e nella stessa amministrazione della giustizia, come prevede il progetto OpenLaw.

I nuovi modelli di organizzazione produttiva fondati su automazione e interconnettività iniziano una nuova era nel modo di vivere e di lavorare. Di questa rivoluzione tecnologica, di questa quarta rivoluzione industriale, basata sulla condivisione e sulla disintermediazione, sulla sicurezza e trasparenza delle transazioni grazie alla DLT Distributed Ledger Technology, Tecnologia del Registro Distribuito, siamo tutti spettatori, ma ne dobbiamo essere anche consapevolmente partecipi.

Ad oggi la maggior parte degli avvocati ha ancora scarsa conoscenza dell’uso delle nuove tecnologie, incontrando difficoltà di strategia nell’organizzazione dello studio legale. La giurimetria, ovvero la scienza informatica applicata al diritto, ha fatto intanto passi da gigante, avviandosi verso la lawtomation, o automazione giuridica. Questo grazie agli algoritmi di nuova generazione autoapprendenti, diversi cioè da quelli precedenti dei “sistemi esperti” che funzionano in base ad un sistema di regole predeterminate che partono da una premessa (if) e arrivano ad una conclusione (then). Oggi si parla infatti di machine learning, vale a dire di algoritmi che permettono al computer di migliorare le prestazioni con l’esperienza tramite le richieste che vengono immesse nell’elaboratore.

Si perviene quindi ad una I.A. dinamica e creativa, che dà risposte efficienti anche in condizioni di cambiamento, come avviene per le clausole contrattuali di contratti tipo da adattare a casi mutevoli e concreti. La necessaria supervisione dell’avvocato implica che questi conosca un minimo di logica e grammatica computazionale per tradurre le frasi e i quesiti legali nel linguaggio della macchina.

Pensiamo a quali enormi vantaggi si possono avere, partendo da un database di dati ed esperienze, a estrarre e gestire le informazioni dal testo di contratti o sentenze per analizzare e valutare, secondo le regole della statistica e dei modelli matematici, i rischi e gli esiti di un contezioso analogo ad un caso già deciso. Dalla lawtomation si passa alla giustizia predittiva. La figura dell’avvocato resta comunque centrale per scegliere i dati da inserire nel sistema, interpretare i risultati elaborati dal computer e illustrarli all’assistito nell’ambito dell’usuale relazione fiduciaria tra cliente e professionista.

Voglio dire che l’avvocato potrà sì dedicarsi ora ad attività di maggior valore aggiunto rispetto al lavoro di analisi di documentazioni voluminose ma dovrà sempre sovraintendere ai risultati della macchina. E questo anche in esito al risultato ottenuto perché se dovesse discostarsi dalla decisione suggerita dalla I.A. dovrà motivare e spiegare alla parte assistita perché, nel caso concreto, ha intrapreso una strada difensiva diversa, venendo meno altrimenti i doveri deontologici di indipendenza (all’art. 9 del codice deontologico forense) e di competenza (all’art. 14) dell’avvocato.

Vi sono ad oggi software basati sulla tecnologia del machine learning, per il settore dei servizi legali che consentono l’analisi documentale e la ricerca di contenuti, lo sviluppo di modelli contrattuali, l’automazione dei processi organizzativi dello studio, capaci di analizzare, modificare e aggiornare documenti legali correggendo gli errori di battitura e permettendo anche, tramite ricerche analitiche e predittive (legal analytics), il rapido reperimento dei casi giurisprudenziali rilevanti per la causa.

Mi preme infine sottolineare che questa I.A. dinamica, abbattendo i costi di esercizio dello studio legale e affiancando all’offerta di un servizio (a tariffa oraria) per il cliente anche quella di un vero prodotto tecnologico finalizzato alla soluzione di un problema – ferma restando l’obbligazione di mezzi e non di risultato dell’impegno del professionista –, presuppone una preparazione più ampia dell’avvocato, il quale deve avere competenze digitali e informatiche idonee ad alimentare e accrescere il machine learning e sovraintendere alle prestazioni del computer.

Ad oggi in Italia non esistono corsi universitari, nella facoltà di giurisprudenza, che integrino le competenze giuridiche con quelle tecniche al fine di far comprendere le opportunità e i rischi dell’utilizzo dell’I.A. nel settore legale. Manca un’offerta formativa su questo argomento che prelude alla nuova figura del code lawyer e a un modello di business interdisciplinare del tutto nuovo e inevitabile. La nostra associazione A.L., ora committed to excellence, potrebbe dare uno stimolo ed essere di esempio, organizzando webinar sul tema e fornendo indirettamente al legislatore spunti per una futura regolamentazione. Grazie per l’attenzione.

Milano, 8.10.2022
avv. Giovanni Bonomo – A.L. Chief Innovation Officer

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